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Ex fine di Alberto Mariani – Fermo – dal 25 ottobre al 8 novembre 2009

21 ott, 2009 | di redazione | Argomento: Arte

eventi arte FermoSaranno esposte opere che derivano dalla ricerca degli ultimi due anni di lavoro dell‟artista: una decina di sculture da terra e da parete, di piccole, medie e grandi dimensioni, realizzate con differenti materiali: acciaio inox, pietra, cemento, cera e ferro.

Nelle sculture di Alberto Mariani gli elementi hanno una valenza che va oltre a quella estetico-formale, pur molto evidente alla prima impressione. La concezione che viene ad essere sottesa alle sue opere è riconducibile all’ambito concettuale e metafisico.

La plasticità si risolve sia nei chiaroscuri, dovuti ai diversi metalli impiegati e alle differenti tecniche, utilizzate nel trattamento delle superfici, sia nella ricerca ossessiva nell‟equilibrio delle proporzioni. Le sculture dell’artista si pongono come punti e spunti di riflessione: con la loro estrema sobrietà, non vogliono colpire lo spettatore, ma piuttosto cercare un contatto che lo faccia rendere conto di come in esse egli si possa specchiare. Unico soggetto è infatti l’uomo. La scultura dunque come possibilità fisica per esprimere il rapporto fra l’individuo e la propria esistenza.

La coscienza di Mariani si lega alle suggestioni filosofiche del richiamo agostiniano: “Ritorna in te stesso: nella interiorità dell’uomo abita la verità“.

La mostra sarà aperta dal lunedì al sabato, con orario 9.30-12.00/16.00-19.00 (domenica su appuntamento) e avrà durata fino a domenica 8 novembre

Antonella Micaletti, che ne ha curato il testo critico, ha scritto: «…la ricerca di Alberto Mariani si muove entro una prospettiva rigida profondamente etica, che ridefinisce il senso degli elementi anche più semplici dell’opera, per sottolineare il rapporto esistente tra una dimensione contingente ed una trascendente, tra ciò che l’artista pensa e realizza e la ragione superiore che la sostanzia.

[…] apparentemente attribuisce un’attenzione esagerata all’equilibrio formale e alla bellezza, che sembra esaurire il valore dell’opera. Ma è pure evidente che la sua ricerca non si limita ad una finalità decorativa, né scenografica, nonostante i rimandi siano tanti. La sua esasperazione è piuttosto traccia di una distanza da una qualità ancora superiore: la perfezione contingente è riflesso di quella soprannaturale, da cui tutto ha origine.

Come per Sant’Agostino, per Mariani la bellezza è segno di una perfezione superiore, così che nelle sue opere l’attenzione alla superficie non ha un valore autoriflessivo, ma, anzi, mira a nascondere la contingenza: la traccia dell’artista e le sue emozioni, così come le peculiarità del materiale.

[…] La ricerca di Alberto Mariani si muove dall’origine per rintracciare il fine ultimo, per dimostrare in ogni opera che esso è anche il motore primo da cui tutto ha origine. A ciò siamo sollecitati anche noi, perché l’arte possa guidare la nostra esperienza percettiva alla ricerca di una aspirazione ulteriore».

Alberto Mariani (Pesaro 1973). Dopo la frequentazione nel ‟91, del corso T.A.M. (trattamento artistico dei metalli) di Pietrarubbia, nel ‟92 si diploma all‟Istituto Statale d‟Arte F. Mengaroni di Pesaro nella sezione metalli. Si iscrive poi all‟Accademia di Belle Arti di Urbino e dopo due anni accademici si trasferisce, grazie a due borse di studio, prima a Siviglia („94/‟95) e poi ad Atene („96/‟97). Si diploma con lode nel ‟98, all‟Accademia di Belle Arti di Carrara. Dal 2000 al 2002 ha insegnato Progettazione (Disegno Industriale) all‟Istituto Statale d‟Arte di Cagli (PU) e tra il 2006 e il 2007 ha vissuto un‟esperienza a New York. Dal 2005 ha partecipato a diversi simposi di scultura organizzati all‟estero. Attualmente vive e lavora a Pesaro. www.albertomariani.it

Mostre Personali:

2009 – “Ex fine”, Monja Ercoli Arte Contemporanea – Fermo

“Nel volto del’altro”, Galleria Mies – Modena

2008 – “Piùomeno”, a cura di Giorgio Benelli. Galleria Portfolio – Senigallia

2007 – “Macro in Micro” Galleria MIES, Modena (MO)

2006 – “Ecce Homo”, a cura di Gian Carlo Boiani. Pietrarubbia (PU);

Mostre Collettive:

2008 – “Arrivi e partenze- Italia”, a cura di A. Fiz e W. Gasperoni. Mole Vanvitelliana, Ancona

2007 – “Concorso Saturarte”, a cura di Mario Napoli e Mario Pepe. Opera premiata “Premio della critica”. Palazzo Stella, Genova.

2006 – “Arte/Scienza di Pace, Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana”, a cura di Anna Cochetti e Cristina Petrelli, Roma.

2006 – Opera selezionata per il “Premio internazionale per giovani scultori”, a cura di Kosme de Baranano, Sokari Douglas Camp, Susan Ferleger Brades, Tom L.Freudenheim, Hou Hanru, Arnaldo Pomodoro, Arturo Carlo Quintavalle con Flaminio Gualdoni, Fondazione Arnaldo Pomodoro Milano.

2005 – “Marche Campo Giovani – da un giorno all’altro”, a cura di Stefano Verri e Carlo Bruscia. Rocca Malatestiana, Fano(PU).

SCHEDA TECNICA

MOSTRA: Personale

ARTISTA: Alberto Mariani

TITOLO: “Ex Fine”

INAUGURAZIONE: Domenica 25 ottobre 2009, ore 18.00

PERIODO: 25 ottobre – 8 novembre 2009

TESTO CRITICO: Antonella Micaletti

PROGETTO: Monja Ercoli – Andrea Giusti

UFFICIO STAMPA: Federica Facchini

ORARI: Lun – Sab: 9.30-12.00/16.00-19.00;

Domenica su appuntamento.

MONJA ERCOLI Arte Contemporanea
Largo Fogliani, 2 63023 Fermo
www.monjaercoli.com – info@monjaercoli.com
Tel: 0734 611053 Fax:0287365854 Mob:393 9683402

Dall’origine, ex fine

Sulla scia delle cinque vie individuate da San Tommaso per dimostrare l’esistenza di Dio, la ricerca di Alberto Mariani si muove entro una  prospettiva rigida profondamente etica, che ridefinisce il senso degli elementi anche più semplici dell’opera per sottolineare il rapporto esistente tra una dimensione contingente ed una trascendente, tra ciò che l’artista pensa e realizza e la ragione superiore che la sostanzia. Grandi ragioni  guidano dunque le sue scelte, così che siamo costretti a rileggere alcune peculiarità estetiche delle sue opere con un atteggiamento che non può solo essere formale.

Ex causa – lo spazio

Alcune opere di Alberto Mariani sono tridimensionali, sembrano quinte teatrali in cui piccoli uomini o elementi naturali restano in bilico tra una dimensione prospettica ed una dimensione non ben definita – ulteriore, potremmo dire – data dallo spazio vuoto intorno alla figura, come in Origine, oppure da spazi aperti dietro il primo piano e di cui non si vede il fondo, come in Ombra. Ma la costruzione prospettica sottende un senso più profondo. Consideriamo che, per realizzare un bel disegno, soprattutto perché la verosimiglianza di un paesaggio soddisfi la nostra percezione, affascinandoci fino a convincerci della sua verità, è necessario che l’artista inserisca gli elementi della natura entro una struttura prospettica. Così, l’accidentalità della realtà viene piegata ad una più grande visione che corrisponde ad una conoscenza preesistente il dato fenomenico. Questa è anche il suo senso: il paesaggio che nasce nell’opera esiste in quanto immagine di un dato oggettivo, ma anche in quanto risultato della conoscenza e dell’ordine predisposto dall’artista. Il senso dell’opera sta nel risultato visibile sulla tela, ma è anche in relazione al processo di chi lo ha prodotto. La relazione tra opera e autore è sempre stata ovviamente basata su un rapporto  ex causa, ma essa ha assunto, a partire dagli anni ’60, un valore nuovo; ed anche un artista contemporaneo che utilizzi elementi figurativi concettualmente innesta nell’opera la consapevolezza di tale relazione. Per Alberto ciò corrisponde all’evidenza di una ragione superiore che muove tutto e tutto dispone, per noi è la chiave di lettura simbolica dello spazio pittorico.

Ex motu – il ruolo dello spettatore

D’altra parte il peso concettuale dell’immagine ha ragion d’essere se analizzata in relazione al rapporto che lega l’opera al fruitore, cioè se chi la guarda è in grado di cogliere il suo valore complessivo: se dunque la sua evidenza proviene da una fonte oggettiva, che solitamente riconosciamo nel fruitore. Per Alberto tale moto non si ferma prima di aver reso evidente la fonte primaria, da cui tutte le cose ricevono la loro evoluzione. Questo si rende particolarmente evidente nella scelta di variare l’inquadratura e quindi il punto di vista: spesso non è centrale, ma più alto, così che le immagini sembrano concludersi al di sotto dell’opera, come Siepe, o addirittura orizzontali, come in Visione. Lo spettatore vede qualcosa di riconoscibile, ma nello stesso tempo riceve una sollecitazione percettiva che lo induce a non considerarsi al centro della relazione autore-opera-spettatore. Anche su questo piano le sperimentazioni artistiche hanno proposto delle vie nuove, spostando progressivamente la centralità dell’autore sullo spettatore, fino all’arte performativa. Ma per Alberto Mariani è diverso, perché per lui si tratta di rendere evidente che il moto riceve la sua origine da Dio.

Ex gradu perfectionis – la purezza formale

Perché il fruitore possa percepire l’autenticità di quanto realizzato nell’opera, è fondamentale che l’artista sia in grado di valorizzare la bellezza della superficie, cioè la forma e i materiali. Alberto apparentemente attribuisce un’attenzione esagerata all’equilibrio formale e alla bellezza, che sembra esaurire il valore dell’opera. Ma è pure evidente che la sua ricerca non si  limita ad una finalità decorativa, né scenografica, nonostante i rimandi siano tanti. La sua esasperazione è piuttosto traccia di una distanza da una qualità ancora superiore: la perfezione contingente è riflesso di quella soprannaturale, da cui tutto ha origine.

Ex contingentia – la superficie

Come per Sant’Agostino, per Mariani la bellezza è segno di una perfezione superiore, così che nelle sue opere l’attenzione alla superficie non ha un valore autoriflessivo, ma, anzi, mira a nascondere la contingenza: la traccia dell’artista e le sue emozioni, così come le peculiarità del materiale. Soprattutto le opere in cera, nelle quali le superfici si compenetrano ostentando la loro perfezione, è evidente la volontà di lasciare che la perfezione si manifesti, dentro, ma anche a prescindere, dalle cose materiali.

Ex fine

La ricerca di Albero Mariani si muove dall’origine per rintracciare il fine ultimo, per dimostrare in ogni opera che esso  è anche il motore primo da cui tutto ha origine. A ciò siamo sollecitati anche noi, perché l’arte possa guidare  la nostra esperienza percettiva alla ricerca di una aspirazione ulteriore.  Immaginiamo che questo artista ci indicherà la via ancora in tanti altri modi, sempre più chiari ed evidenti. La sua ricerca non può che costruire in noi delle attese…ed anche delle domande.  Antonella Micaletti

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