Quattro/4 di Gabriele Ercoli – Servigliano (FM) – dal 24 luglio al 12 settembre 2010

mostra arte ServiglianoL’artista Gabriele Ercoli allestirà una grande mostra dal 24 Luglio al 12 Settembre 2010 nell’ex Consorzio Agrario di Servigliano (FM).

Dal mese di Aprile A QUATTRO dall’evento, Ercoli ha avviato il recupero della struttura, dialogando con i suoi QUATTRO spazi e con la forma della città a pianta QUADRATA: tutti elementi che si combinano realmente e simbolicamente con le sue opere di M.D.F. legate alla terra decisivi a fissare l’epicentro del mondo nei suoi luoghi di residenza.

Suddivisa in quattro temi: “Dell’inizio”; “Del cielo”; “Della terra”, “Della Guerra”, espone le tappe della meditata ricerca estetica dell’artista, nuova nel panorama internazionale, che risale alla fine degli anni Ottanta.

La mostra, che è stata allestita nell’ex Consorzio Agrario di Servigliano sarà inaugurata sabato 24 luglio alle 21:30, in presenza dell’antropologo Remo Guidieri.

“Questo nuovo progetto di Gabriele Ercoli“, afferma l’Assessore provinciale alla Cultura Giuseppe Buondonno nell’introduzione al catalogo, “nella sua preziosa essenza innovativa, conferma la ricchezza dell’arte contemporanea del nostro territorio e la sua vocazione ad essere centro di ricerca, nonché luogo privilegiato denso di stimoli culturali, umani, naturali”.

Ogni sabato dal 31 luglio al 4 settembre (ore 21.30) si svolgeranno incontri culturali presso la sede della mostra:

31 luglio
Collage Musicale con Gloria Strappa (voce) e Andrea Strappa (strumenti elettronici)

7 agosto
Lucilio Santoni in Poesia-Arte-Filosofia

14 agosto
Daniele Cudini – Carla Matii – Piero Mezzabotta
L’Arte Parla

21 agosto
Monja Ercoli (gallerista), Fausto Paci (collezionista), Marco Marcatili (osservatore mercato “Nomisma”)
Il mondo dell’Arte

28 agosto
Prof. Daniela Simoni
Il paesaggio nell’opera di Osvaldo Licini

Emanuele Beluffi, direttore rivista Kritika (Milano)
Arte Oggi

4 settembre
Prof. Umberto Piersanti, presentazione del libro “Tra alberi e vicende”

La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 22.30 (lunedì chiuso)

Info: 347 6124371 – info@ercoliga.it – www.ercoliga.it

Gabriele Ercoli nasce nel ’49 nella campagna fermana, quando la città piramidale e solenne era lontana. Alzavi le ciglia e ti appariva sopra i solchi tracciati dalla madre. Le sue mani e la bocca percepivano prima, dentro nella mobile culla, il sapore e la terra. Da questa il destino dell’arte, nell’Istituto della città. Sei anni tra metalli e ceramiche. Poi l’Arno, l’alluvione, un’altra città di terra e fango. Tra scalpelli, esperienze, studi, scultura. E il titolo di maestro d’arte, con lode, nel ’68.

Nel ‘70 il primo riconoscimento, al Premio Nazionale di Pittura, San Benedetto del Tronto, con l’opera “Relitti al sole”. Da una campagna all’altra, sette anni di nebbia a Caravaggio. Ritorno alle origini, dentro la magia dei Sibillini, riscoperta della sua terra. L’albero d’oro, un acero colmo di grappoli. Le viti arrampicate alla casa. Il nero del letame maturo fumante. La sorgente d’acqua fredda dentro il pozzo. Dove si può vedere il cielo. La grande mucca bianca. la casa del nonno reduce. Il suono dolce dell’aratro di legno che accarezzava la terra e quello dello zolfo soffiato sui pampini. La Grecia della memoria. Daniele Van der Welde scriverà di un’artista che ha deciso di non perdere nè di vista nè di mano, la terra originaria che fissa e sola dà senso, simile nei suoi gesti tesi a raggiungerla, al bambino che con uno sforzo immane si spinge con la fronte verso la luce della nascita.

Nell’84 l’adesione spontanea al gruppo “Il Basilisco” tra impasti, luce e colori dal fuoco. Esposizione delle terrecotte nell’86 alla galleria “L’idioma” di Ascoli Piceno con il titolo “Rubare alla terra”. Nello stesso anno la partecipazione al Concorso Internazionale della Ceramica di Faenza. Dall’88, uscito dal gruppo, dimora tra le mura della città antica dove, grazie all’artigiano Pericle, riesce ad occupare la Chiesa della Congregazione degli Artisti e dei Mercanti sconsacrata da anni . Una “cripta” della Chiesa di San Martino.

Il luogo era carico di energia. Di notte il tempo batteva dilatato al soffio di un grande allocco, che sopra il “trono” di una gigantesca abside a canna nidificava. Dentro la chiesa-studio si avvertivano presenze e tensione, come nella soffitta di casa d’origine. Sembrava di non essere mai soli. Psiche prendeva il suo destino ripensando a quando la madre lo accompagnava in quello stesso luogo al Mattutino per l’Ascensione. L’iniziazione. Da una terra ad un’altra anche sua. I primi saggi e l’intaglio di quelle tavole di fibra di legno, media intensità, scartate dalla falegnameria Brestoli. Con le quali l’artista si sente subito in empatia, definendole antimateria.

Dello stesso tempo l’illuminazione davanti ai lavori di Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado. I mattoni di fornace del paese apparivano d’oro. La luce bizantina della fibra, scagliata, che intanto si veniva sperimentando, i segni come “crine”, si rivelavano impastati con le opere di Licini, dai suoi colori accesi, dalle pennellate sfrangiate dei “Missili lunari”. Le epifanie de suoi strumenti di lavoro, degli indumenti, dei bastoni, di alcuni scritti poetici, dei luoghi sono state come divinatorie; tanto da far restare beatamente l’artista seduto a terra, senza tempo. Un fenomeno immanente. Come è successo a Rothko fissando più volte l’opera “Atelier Rouge” di Matisse. In seguito anche i numeri, “88×88+8”, titolo di un’opera, segnano simbolicamente questo tempo dell’arte.

Le avanguardie storiche, la fiducia al fare del periodo della transavanguardia, la creatività e l’imprevedibilità del nuovo materiale spingono l’artista a fondere nella scoperta opere e luoghi. Altri artisti, in senso orfico, concorrono alla formazione: Michelangelo, Bacon, Munch, Van Gogh, Matisse, Rothko e, direttamente, l’espressionismo dell’arte lignea umbro-marchigiana. Il paesaggio è ormai scavato dentro, magnetico e lunare. Durante la guerra del Golfo, “Ercoli 88”, la prima personale: la terra d’origine diventa quella di tutti. Opere di M.D.F. “Una parete di luna e una finestra di buio”, i solchi dolci dei campi del nonno opposti alle trincee seppellite dalle ruspe in Iraq. “Divieto”, circolare, magmatica. “L’angelo anarchico” nero, con le ali spezzate. Città vibranti, metalliche, bruciate, corrose in “Ci sembrava impossibile”.

Nel ’93 espone “123 Luoghi” con l’artista Gian Luigi Antonelli. La prima volta delle grandi tavole spaccate con le superfici amorfe opposte alle vive fibre interne. Tra queste “Chino”, che insieme al “Passaggio Archetipo” e “88*88+8” gli sono valse il premio internazionale MIART e l’esposizione alla galleria milanese Philippe Daverio dei cinque “Testi Haggadah”.

Nel ’95, prima di rifugiarsi nell’interrato di Palazzo Azzolino, allo “Spazio Zero” della chiesa studio da sgombrare, espone su cavalletto “Passaggio archetipo”, spaccato cobalto dal quale una zolla astro, più azzurra, si stacca in profondità dalla sede cielo.
Dalla questo luogo porta con sé una tabella in legno scritta, sulle due facce, a doppio gancio, sopra e sotto la cornice. In modo tale da potersi capovolgere e girare. Ed avvertire degli uffizi per i defonti …Oltre che ai morti, movendolo, ha fatto sempre pensare alla sorte di un quadro di Malevic che i rivoluzionari avevano appeso al contrario. E ai disegni double face di Licini. .

Il fuoco brucia dentro la biblioteca grande di Sarajevo. Dagli altopiani del Fermano, le strade bianche ortogonali al mare bruciano come proiettili accesi, sullo stesso cielo. Nello stesso interrato-bunker, nascosto nel silenzio del nuovo studio, come uno scriba, al buio, con poca luce, continua a scavare le tavole fino ad oltrepassarle con fessure ed implosioni telluriche: è la serie dei Fratti Neri o naturali, che mettono in luce la vita nuda compressa sotto la nuda tavola. Il critico Roberta Ridolfi, davanti a queste opere, cita Michelangelo parlando di “scarnificazione dell’anima e di assorbimento della storia”.

Il poeta e traduttore Lucilio Santoni citando Jean-Luc Nancy scrive per Ercoli: “C’è una voce nella comunità che si articola dall’interruzione e nell’interruzione.” Nello stesso periodo a Spoleto Scienza ascolta l’antropologo Remo Guidieri sul tema della cura, mentre cita l’opera di Tiziano “La condanna di Marsia scorticato vivo”. Si ritrovano per caso a Moresco. S’intendono e passano più volte insieme l’altopiano di Colfiorito, devono acqua al valico del cielo e sostano a volte attesi dall’amico Angelo l’indiano, prima di “gettarsi” in auto nella Val Topina.

Nel ’97, invitato dal Comitato scientifico del Centro Studi “Osvaldo Licini”, espone a Monte Vidon Corrado “Adriatico”, in senso speculare. Una ricerca avanzata che affonda nel medium e nella storia. Fermo è di fronte al mondo e la realtà una grande pala d’altare che ci precipita addosso spaventosamente . In tale occasione, Remo Guidieri, nello scritto “G:E:1” evidenzia affinità simbiotiche e simboliche tra l’artista e il suo medium, l’attaccamento alla sua terra e il suo sguardo rivolto verso il cielo. “Il cielo di Cerreto”, dono per l’amico Giuseppe, direttamente ritagliato nell’azzurro. L’opera “Olmo”, omaggio ad Osvaldo Licini, piantata sulla terrazza davanti alla sua casa, preludio al tema del “Bosco”.

“La Torre”, nel catalogo “Ercoli 999”, un’idea per Moresco rimasta nell’immaginario. Numeri e tempo continuano a preservare l’arte; archetipi di un nuovo flusso per la Galleria “999” che ne riprende il nome. Il nuovo studio rimanda ad un doppio viaggio rappresentato in due opere dell’88-’89: una tela dipinta ad olio con una “dea” picassiana, Iside ?, che entra negli Inferi zuppi d’acqua, mentre al suo passaggio crolla un portale di via Leopardi, tra pesci e un uccello annunciatore. Una tavola intagliata pensando alla via degli Aceti, molto scavata nella profondità del blu. La pietra incastonata nella muratura, alle spalle dell’artista che lavora al banco di sempre, si è fatta nuvola, leggera, tra gli “Oracoli azzurri”, altre opere-nuvole. Fuori, nella corte, sull’asse scavato nel rocchio d’una colonna, sboccia oggi un fiore, vicino gli alti steli intagliati del “Bosco” che, stretti nello spazio, affondano le loro chiome fantasmatiche nell’unico azzurro di passaggio, quello delle nuvole, del cielo.

Al passaggio del millennio, arricchito del valore della sua ricerca, sempre più convinto delle possibilità della sua antimateria, l’artista continua a perseguire il gesto forte dei padri battendo le sue tavole per portare in superficie la loro profondità: mazza, morsetti, matita piatta, ascia, sega, sgorbia, scalpelli. “Ortoprassi”, giusta economia dei mezzi.

Nel 2002 allestisce una situazione nella casa-museo “Periferie” esponendo all’aperto “La dea delle lucciole”, ceramica acqua e luce, moderna sintesi di tre culture arcaiche. Per la stessa casa partecipa alla collettiva “Del guardare e del vedere”, realizzando due vassoi neri prestampati, chiusi specularmente, con le superfici opposte strappate a forma di occhi.

Nel 2003, a Ferrara, il “Bosco degli Estensi”, una scelta fortemente evocativa e poetica rapportata al luogo, con intorno, appese alla volta del Castello, le “Navi dell’aria”. Espone alla Galleria dell’Arancio, Grottammare, le opere “Zolle” e “ Fratti”.

Nel 2004 la serie dei “Fratti Neri” esposta nell’ex Consorzio Agrario, di Viale Trieste, quindi tutta una serie di situazioni in studio: “Il Tipografo”, un cilindro di carta-pellicola con la testa dello stampatore e le prime impronte rosse tratte dalle schegge in M.D.F. intagliate e stampate senza torchio. “Appesi alla luna”, un alto vaso-figura ispirato dalla cultura picena, sovrapposto a un semiglobo in trucioli di legno.

Per Natale 2006, “E’ nata una foglia. Nuda della sua culla…è già calice… fiore.” Opere imprevedibili, “esplose”, flesse, interrotte che fissano il passaggio creativo nell’attimo della loro massima tensione ed espressività poetica. Modello, il volto, la figura del contadino fucilato nella tela di Goya, una presenza continua, determinante. Voci che ti parlano nel cammino d’artista. Voci interiori, che si riconoscono salendo sulla magica montagna Sibilla o ricreando in studio un alter ego in ceramica, “Argonauta” che sembra uscito dall’acqua, per essere guidato in cielo da una dea.

Nel 2007 l’esposizione a Bergamo, “Luce nella luce” con il pensiero rivolto alle tarsie del Lotto a S. Maria Maggiore. Nello stesso anno, invitato dalla galleria Dieci.due! di Milano, nel palazzo Montica di Pordenone partecipa a “Plastica creativa e nuovi Orizzonti” esponendo l’opera “Caravella”, un viaggio di onde e di dune per tutti i “cammelli mitici” che approdano in Europa. Nel Dicembre 2007 alla Ghost Gallery espone i nuovi lavori milanesi in fibra di legno idrofubo tinto reperito in Brianza.

Dal 20 Novembre 2008 espone al centro culturale Grassetti all’Isola i lavori “Fratti Neri” in occasione della conferenza sul Caravaggio eseguiti nel nuovo studio di Milano e a primavera 2009 nell’oratorio della Passione “L’albero di Luce”.

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One Reply to “Quattro/4 di Gabriele Ercoli – Servigliano (FM) – dal 24 luglio al 12 settembre 2010”

  1. fiorella ha detto:

    Entrare nel Consorzio “quadrato”(per me ricerca di equilibrio delle forme..quasi per-fectum)Agrario(bello il rapporto con l’ager-oggi quasi sempre ex)ascoltare gli abbinamenti musicali e di testi (forti e profondi)amalgamati dalla voce dolce e penetrante di Gloria…tutto bellissimo…e la mostra ???per me è stato un riavvicinare l’amico Gabriele, il suo bisogno di frangere il paesaggio, infatti…tutto deve essere profondamente rielaborato,rotto,tagliato…alla ricerca di qualcosa che è dentro… bisogna “rompere” per trovare…piacevolissimo ritrovare un amico, ……mi piace molto” la fuga ortogonale e botti “……Bravo….

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