A Montecosaro (MC) inaugurato “Cinema a pennello”, il primo museo dedicato alla grafica pubblicitaria cinematografica

giu 29, 2011 | di | Argomento: Cinema
 

cinema a pennello - MontecosaroUn museo originale e unico nel suo genere, in Italia e forse al mondo, ha aperto i battenti lo scorso 25 giugno presso il Palazzo Marinozzi di Montecosaro: è “Cinema a Pennello”, un ampio percorso espositivo dedicato alla settima arte.

Ma non si tratta di un museo che ripercorre la storia cinematografica tout court, che affronta quindi quegli aspetti forse più noti al pubblico, bensì è dedicato a un momento molto particolare del complesso e articolato mondo cinematografico che per troppo tempo e a torto è stato trascurato e non apprezzato in tutto il suo valore artistico e comunicativo, ovvero quello della grafica pubblicitaria cinematografica considerata in modo non semplicemente documentario ma critico e storico, partendo dagli originali bozzetti dipinti dai quali venivano realizzati i manifesti dei film.

Infatti la collezione esposta, come rivela già il nome del museo, ha il suo elemento caratterizzante nei bozzetti dipinti che rappresentavano la fase di studio e verifica dell’efficacia comunicativa, evocativa ed emotiva che i manifesti dovevano possedere per illustrare in una sola immagine il film che erano chiamati a presentare, stimolando anche la visione della pellicola stessa.

In un percorso espositivo di 400 metri quadrati, articolati su due piani comunicanti, sono esposti circa 130 bozzetti originali dipinti dai maggiori cartellonisti del cinema, che vanno dai maestri come Ballester, Capitani, Martinati, Brini, De Seta, ai loro eredi naturali, Manno, Olivetti, Cesselon, Ciriello, Nano, fino agli ultimi discepoli come Simeoni, i fratelli Nistri, Iaia, Putzu, Casaro, Avelli, Biffignandi, Mos, Gasparri, ecc.

Si tratta di opere originali che coprono l’arco cronologico dagli anni Trenta fino alla fine degli anni Settanta, e sono quindi esemplificative di tutta la prima fase della grafica pubblicitaria cinematografica, fino a quando l’avvento di nuove e più economiche tecniche grafiche ha abolito la pratica dei bozzetti dipinti innovando in senso meno artigianale l’iter di realizzazione dei manifesti pubblicitari cinematografici.

Questa esposizione è quindi un dovuto omaggio a quegli artisti che hanno avuto il merito di aver lasciato un grande patrimonio artistico e culturale, con la loro capacità di condensare un’intera storia in una sola composizione o immagine, grazie anche all’abilità ritrattistica ed espressiva con la quale hanno raffigurato i più grandi attori.

Infatti mentre molti ricordano il titolo, gli attori e il regista dei film, pochissimi e spesso solo gli addetti ai lavori conoscono l’autore dei manifesti.

Ecco che in questo museo si possono conoscere questi artisti e ammirare i bozzetti dai quali sono derivati i manifesti di film indimenticabili come Ombre rosse, Fronte del porto, Ben Hur, Don Camillo, L’armata Brancaleone, I soliti ignoti, Un dollaro d’onore, Sedotta e abbandonata, I vitelloni, La grande guerra, La valle dell’Eden, Il gigante, Poveri ma belli, Psyco, Colazione da Tiffany, C’era una volta il West, Profondo Rosso, Febbre da cavallo, ecc.

Tali bozzetti possono essere confrontati con i manifesti effettivamente realizzati: la maggior parte rappresentano infatti le versioni definitive, mentre in casi più rari i dipinti costituiscono delle fasi intermedie: infatti nella realizzazione dei cartelloni non interveniva soltanto l’abilità creativa dell’artista, ma anche indicazioni e richieste delle case di produzione e distribuzione che si contendevano i migliori artisti e commissionavano loro le opere.

Nello stesso tempo il museo ha anche il merito di presentare un aspetto della cultura figurativa del Novecento tanto trascurata quanto importante sia per il suo legame con il cinema sia per la diffusione presso il grande pubblico attraverso i manifesti delle immagini che venivano studiate e verificate attraverso i bozzetti dipinti.

Il percorso espositivo è stato suddiviso in due tempi: al primo piano sono esposte le opere dei cartellonisti moderni che vanno dal 1960 al 1980; mentre al piano superiore si trovano i dipinti dei primi maestri che coprono il periodo che va dagli anni Trenta ai Sessanta.

Nel percorso espositivo una posizione di rilievo è stata assegnata a due grandi maestri del genere, a ciascuno dei quali è stata dedicata un’intera sala dell’allestimento del piano nobile: Anselmo Ballester (1897-1974), ospitato nel Salone delle Feste, e Angelo Cesselon (1922-1992), cui è dedicata l’ultima sala.

Ballester può essere considerato l’iniziatore del genere, mentre Cesselon, reputato come il miglior ritrattista del cinema, rese più maturo questo linguaggio artistico e lo innovò in uno stile che precorre la pop art. Altra presenza importante è Claudia Cardinale, attrice di fama internazionale e vero e proprio simbolo del cinema italiano nel mondo, non a caso chiamata a inaugurare il museo: a lei è infatti dedicata un’intera sala espositiva.

Ideatore e animatore del museo è il collezionista Paolo Marinozzi, che, dopo l’esperienza del Centro del Collezionismo che ha organizzato in questa sede importanti eventi dedicati ai personaggi dello spettacolo, come Totò, Ornella Muti, Abbe Lane, Gina Lollobrigida, ecc., ha deciso di mettere a disposizione del pubblico la sua personale collezione.

Le opere allestite rappresentano una piccola parte della sua raccolta che conta circa 750 originali che verranno esposti a rotazione nel corso degli anni, innovando l’allestimento per rendere visibile interamente la collezione.

Il museo è ospitato nella splendida cornice di Palazzo Marinozzi, residenza del collezionista, che fa parte del complesso architettonico costruito accanto alla Porta San Lorenzo del XIII secolo, unica porta d’accesso superstite dell’antico borgo fortificato di Montecosaro che contava altre tre porte.

Questa porta, orientata verso mare e molto probabilmente risalente al 1260, ha subito nel corso dei secoli notevoli trasformazioni architettoniche che hanno seguito le rinnovate esigenze storiche e sociali ed è stata trasformata da porta fortificata addossata alle mura della città a edificio residenziale.

In questi ambienti hanno abitato i leggendari cavalieri templari e i padri gesuiti, della cui presenza permangono numerose alcune decorazioni e delle cappelline.

Tra XVIII e XIX secolo la torre merlata ha definitivamente perso l’aspetto di torre fortificata per diventare residenza nobiliare, occupata dapprima dai nobili Pellicani, poi dai conti Gatti, fino agli eredi Perugini e Marinozzi. Molto interessante dal punto di vista architettonico anche per le numerose stratificazioni presenti, questi ambienti attraggono il visitatore per la presenza di decorazioni e ambienti ottocenteschi.

Monia Marzetti

Info: Tel. 334/2381937

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