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La Traviata apre il Macerata Opera Festival 2012

TraviataSi apre venerdì 20 luglio con la celebre “Traviata degli specchi” la 48° stagione del Macerata Opera Festival. Lo storico allestimento con la regia da Henning Brockhaus è ripreso in omaggio al grande scenografo Josef Svoboda scomparso dieci anni fa, cui la stagione è dedicata, e introduce il tema di quest’anno che è “Allievi e maestri”. Per i due nuovi allestimenti del 2012 il neodirettore artistico Francesco Micheli ha scelto due nomi emergenti del teatro italiano: Leo Muscato firma La bohème e Serena Sinigaglia firma Carmen.

Nella gran parte degli allestimenti della Traviata, si può dire fin dall’inizio della sua storia, è stato volutamente tolto il punto acuto della denuncia sociale e morale inerente alla storia di Marié Duplessis poi Marguerite Gautier in “La dama delle camelie”, poi Violetta Valéry. Lo stesso Verdi aveva avuto dei presentimenti in tal senso e cedette in questo aspetto molto importante spostando tutta la storia nel Settecento, nella speranza che la lontananza temporale rendesse accettabile al pubblico il soggetto dell’opera che bruciava con la sua scottante contemporaneità, così come voleva Dumas. La Traviata era troppo “vicina”. Anche ambientando la storia nell’epoca giusta, nel 1850 o un po’ più tardi come ormai è uso comune, non cambia la prospettiva per il fatto che la Traviata rimane un’opera in costume e non, come era pensata all’origine, un’opera in costumi contemporanei. La distanza storica permane in ogni caso ostacolando ogni possibile attualizzazione dei fatti e dei problemi che ne rappresentano lo scenario.
Altra questione cruciale è che non è rimasto niente di quello che Dumas caratterizzava con l’espressione “Demi-monde”, oppure parlando del salone di Violetta: “Ce cloaque spendide”. Quello che si vede di solito è una bomboniera di costumi e allestimenti in cui si svolge una storia d’amore quasi astratta. Invece è importantissimo capire che Violetta è “una puttana”, come diceva chiaramente e letteralmente lo stesso Giuseppe Verdi. Il mondo della Traviata e le consuetudini maschili che si chiamavano “La maladie du Siècle”, cioè il rifiuto del mondo razionale borghese, la ricerca dell’avventura, del piacere e del divertimento, nonché le pesanti ripercussioni fisiche legate al sesso e alla prostituzione, sono aspetti spesso occultati o appena evocati. Per far emergere certe situazioni e atteggiamenti ci è più utile quello che racconta il romanzo di Dumas. Così, noi iniziamo con la disfatta finanziaria e sociale di Violetta, la vendita dei mobili, per seguire con la sua disfatta psichica seguita alla morte del suo immenso amore. Il punto che ci interessa è il percorso personale di lei dalla superficialità di una società nella quale faceva la vita di un’allegra Merce verso un’emancipazione umana, la scelta di una vita di sentimenti veri e profondi e, ovviamente, l’incapacità da parte di Alfredo di seguirla. E’ questa l’attualità della storia, ogni volta contemporanea perchè vera e umana, oltre le epoche. In questo allestimento il tempo dell’azione si svolge intorno al 1870 poco prima della Comune di Parigi. Le ragioni sono di ordine estetico e sociale: la moda dell’epoca è molto più sensuale e raffinata di quella di vent’anni prima e l’opulenza e la decadenza sociali sono storicamente delineate con chiarezza. I costumi sono ispirati alla pittura di Giovanni Boldini, il cantore del bel mondo femminile parigino fine secolo; abiti impalpabili, personaggi poco vestiti o vestiti molto leggermente perché qui in verità non si tratta di un banchetto in un’abitazione signorile ma del salotto della più bella prostituta di Parigi. Dal punto di vista della scenografia, l’unico impianto fisso è un enorme specchio davanti al muro che da un lato limita e concentra l’azione su un punto focale, dall’altra funziona come rispecchiamento e straniamento della verità di un dramma che è tale in quanto riflette per l’ennesima volta il sacrificio di una creatura quale esito tragico del voyeurismo erotico maschile. Lo specchio, dunque, riflette l’azione scenica. Le singole scene sono invece dipinte su grandi teli che giacciono a terra come enormi tappeti sopra i quali si muovono gli attori; un collage di varie pitture con motivi erotici tratte da stampe dell’epoca. Questa mescolanza tra pittura e realtà crea metaforicamente un caleidoscopio di associazioni e suggestioni e, quando alla fine non ci saranno più immagini e il pavimento rimarrà desolatamente nudo, vorrà dire che il tempo delle illusioni è finito. Tutta l’attrezzeria necessaria è situata sui due lati esterni all’azione dello specchio ed è a vista. La metodologia registica è dichiaratamente “epica” secondo il modello brechtiano: davanti al pubblico viene raccontata una storia materialmente costruita in tempo reale, figuranti e coristi entrano in azione portando con sé ciò che serve e dimostrando apertamente la scena. Questo perché ci interessano le situazioni, i sentimenti, gli atteggiamenti e il loro modificarsi, la trama la conosciamo a memoria. Nel teatro tradizionale il pubblico assiste come un testimone oculare, o meglio come un voyeur che spia attraverso il buco della serratura un’azione che si svolge indipendentemente al di là del sipario, esterna ed estranea. La componente voyeuristica non è qui negata, al contrario esaltata attraverso ripetuti meccanismi di mescolanze e rispecchiamenti che inducono ad una identificazione tanto concreta quanto psicologica con la narrazione. Oltre a raccontare la storia, raccontiamo anche quello che non è scritto, né con le parole né con la musica, raccontiamo nello stesso tempo anche quello che è successo prima di una determinata situazione, ovviamente ciò che si trova “sotto testo”, cioè le intenzioni e i veri stati d’animo, le contraddizioni che sono tra le righe. Lo specchio in questo senso funziona alla perfezione come attrattore di realtà offrendo nel contempo una molteplicità di prospettive. Lo spettatore vede la scena orizzontalmente ma vede anche la riflessione verticale nella quale tutto l’accaduto è visto da sopra, zenithalmente; questa visione è del tutto inedita nel teatro e sembra offrire delle informazioni in più, quasi non lecite. Alla fine dell’opera lo specchio si dispone a novanta gradi rispetto al palcoscenico in maniera che tutta la platea ed i palchi vengono riflessi dentro la storia che sta per terminare. E’ un intervento un po’ brutale che ostacola il “bel godimento”, tanto atteso, della morte di Violetta. Lo specchio, incontrovertibilmente e senza scampo catapulta il pubblico nell’azione, confondendo vittima e colpevole, tutti noi oggi responsabili nei confronti di quel mondo di “deboli” di cui anche Violetta faceva parte.
Henning Brockhaus

Il Festival è di fatto già cominciato: per diverse settimane Francesco Micheli ha dialogato con gli studenti delle scuole e università di Macerata per il ciclo “Incontra l’Opera” presentando il programma della stagione; e sempre Micheli lunedì 16 luglio ha presentato una conversazione pubblica al Teatro Lauro Rossi con i premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, che avevano appena ricevuto dal sindaco Romano Carancini la cittadinanza onoraria.

L’attenzione ai giovani e in generale al nuovo pubblico la principale novità di questa stagione: il Festival Off che investirà la città con concerti, incontri e mostre. Per i più piccoli Micheli ha progettato un Flauto magico tascabile (7 agosto), gli adolescenti sono invitati agli appuntamenti di Opera Pop (dal 22 luglio). Alla musica antica è dedicato Nuvole Barocche diretto da Marco Mencoboni (25 luglio) mentre il primo agosto va in scena l’omaggio a Stefano Scodanibbio, a cura della Rassegna di Nuova Musica. Proseguono per il settimo anno gli Aperitivi Culturali (dal 20 luglio) in cui i temi della stagione lirica si intrecciano con la letteratura, la scienza e la filosofia: tra gli ospiti di quest’anno Angelo Foletto, Enrico Girardi, Carla Moreni, Giuseppe Scaraffia. Un intero piano del sontuoso Palazzo Buonaccorsi è stato aperto per la prima volta al pubblico per accogliere la mostra “Violetta, Mimì, Carmen – Percorsi al femminile dallo Sferisterio ai Musei civici di Macerata ”, che avrà un’appendice nel palazzo della Prefettura, usualmente chiuso al pubblico.

Nel programma “Off” spiccano tre serate straordinarie: il 26 luglio, in collaborazione con Civitanova Danza, Trittico Novecento con Roberto Bolle; il 2 agosto Serata di stelle per Mario Del Monaco, una gala promosso da Giancarlo Del Monaco con Fiorenza Cedolins e Daniela Dessì, e il 9 agosto il la Notte dell’Opera che riempirà di musica il centro storico di Macerata.

Il 2 agosto lo Sferisterio ricorda il trentennale della scomparsa del leggendario tenore Mario Del Monaco con un gala cui prenderanno parte alcune delle voci più acclamate sui palcoscenici operistici internazionali. Macerata ha un legame particolare con Mario del Monaco, che fu tra i protagonisti della nascita della stagione lirica dello Sferisterio con un trionfale Otello di Verdi nel 1967. Cinque soprani (tra cui Daniela Dessì e Fiorenza Cedolins), otto tenori (tra cui Roberto Aronica, la giovane stella emergente Jorge De Leon, Aquiles Machado e Vladimir Galouzine), il basso Roberto Scandiuzzi, il mezzosoprano Anna Malavasi e il baritono Marco Di Felice hanno voluto partecipare gratuitamente a questa serata straordinaria ideata e curata da Giancarlo Del Monaco, figlio del grande tenore. Gianluca Martinenghi dirigerà la FORM, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana in una scelta di arie del grande repertorio italiano.

Programma 48a Stagione Lirica

20, 29 luglio 4, 12 agosto ore 21.00
Giuseppe Verdi
La Traviata
Direttore: Danile Belardinelli
Regia: Henning Brockhaus
Scene: Josef Svoboda
Costumi: Giancarlo Colis
Luci: Henning Brockhaus e Fabrizio Gobbi

21, 27 luglio 5, 10 agosto ore 21.00
Giacomo Puccini
La Bohéme
Direttore: Paolo Arrivabeni
Regia: Leo Muscato
Scene: Federica Parolini
Costumi: Silvia Aymonino
Luci: Alessandro Verazzi

22, 28 luglio 3, 11 agosto ore 21.00
Georges Bizet
Carmen
Direttore: Patrick Fournillier
Regia: Serena Sinigallia
Scene: Maria Spazzi
Costumi: Federica Ponissi
Luci: Alessandro Verazzi
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”
Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”

Info: 0733 230735

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