Marta Ricci con “Ma-gnum Cha-os” inaugura “I Mercoledì del Teatro” a Recanati

ago 1, 2012 | di | Argomento: Teatro

Mercoledi-del teatroPer tutto il mese di agosto il Museo Civico di Villa Colloredo Mels di Recanati ospiterà la seconda edizione de “I Mercoledì del Teatro”, quattro appuntamenti con il teatro contemporaneo curati da Marta Ricci, attrice e regista teatrale con la partecipazione dell’Associazione Art’O, del Centro Sociale Sisma, del Gruppo Emozioni Sottovuoto e del Gruppo Maiacoschi, con il patrocinio del Comune di Recanati.

Si parte mercoledì 1 agosto con MA-GNUM CHA-OS ovvero L’8 in 15 misteri, il primo debutto teatrale su Lorenzo Lotto. Attraverso una ricostruzione della sua tormentata biografia mediata da più fonti e anche da “scritti di suo pugno”, Marta Ricci ci propone una performance teatrale dove ripercorre le tappe fondamentali della vita itinerante ed inquieta di Lorenzo Lotto che si riflette nella sua arte degna di una mente e di una sensibilità di grande attualità.

Lorenzo Lotto nacque a Venezia intorno al 1480, ma operò soprattutto lontano dalla sua città d’origine, ovvero in Lombardia, a Roma, nelle Marche, per lo più nei centri minori della provincia che nelle capitali. Non si hanno notizie precise in merito agli anni della sua formazione, che, sulla base dello stile delle opere giovanili, si ritiene abbia avuto luogo nella città lagunare, probabilmente nella bottega dei Vivarini, anche se frequenti, nella sua opera, appaiono i rimandi alla pittura di Giovanni Bellini. Documenti d’archivio segnalano la sua presenza a Treviso a partire dal 1503, dove probabilmente era attivo già da qualche anno: vi rimase comunque fino al 1506, e, anche in virtù dell’appoggio del vescovo locale, Bernardo de’ Rossi, lavorò intensamente ed esplorò molte delle tematiche che diverranno tipiche del suo repertorio futuro, dal ritratto alla pala d’altare, dalle allegorie alle immagini devozionali. Nel 1506 la commissione di un polittico per la chiesa di San Domenico a Recanati lo indusse a trasferirsi nelle Marche. Due anni dopo, nel 1508, fu impegnato, a Roma, nella decorazione dei nuovi appartamenti papali in Vaticano, ma papa Giulio II non ne rimase soddisfatto: così, intorno al 1510, fece ritorno a Recanati, e, nello stesso periodo, realizzò la pala della “Trasfigurazione” e l’affresco di “San Vincenzo Ferreri in gloria” per la chiesa di San Domenico e una “Deposizione” per la chiesa di San Floriano a Jesi, mettendo a frutto le molteplici esperienze maturate nell’Italia centrale. Nel 1513 gli venne affidata l’esecuzione di una grande pala per la chiesa di Santo Stefano in Bergamo (ora in San Bartolomeo), la prima di una significativa serie di opere realizzate nella stessa città, riusciti esempi della sua spiccata inclinazione per la ritrattistica e le tematiche religiose. Agli anni 1523-24 va ascritta la decorazione delle tarsie per il coro ligneo di Santa Maria Maggiore, di cui egli fornì i modelli, eseguiti poi da Giovan Francesco Capoferri. Seguono anni di ulteriori spostamenti nell’Italia centrale, noti solo in parte e assai poco documentati; riferimenti precisi sono dati dalle numerose pale realizzate per chiese nelle Marche, dove, fra Jesi e Recanati, in più occasioni si segnala la sua presenza. Molto più documentata la sua vita dei decenni successivi, poiché, a partire dal 1540, egli redasse il cosiddetto “Libro di spese diverse” – fortunatamente pervenutoci -, in cui diede conto degli eventi relativi alla sua professione e alla vita privata. Da esso si deducono i rapporti di amicizia (con il Serio e il Sansovino) di questo periodo, ma anche le difficoltà economiche e professionali e gli aspetti più minuti della vita quotidiana. Nel gennaio del 1540 fece ritorno a Venezia, dedicandosi all’esecuzione di una grande pala per San Giovanni e Paolo (“Elemosina di Sant’Antonino”) ultimata nel 1542; nell’ottobre dello stesso anno si trasferì a Treviso, per poi tornare, nel 1545, a Venezia. Nel 1549 gli venne commissionata una grande pala per San Francesco alle Scale in Ancona, e ciò lo indusse a un nuovo soggiorno marchigiano. Nonostante le indubbie capacità artistiche, Lotto scontò duramente la sua posizione autonoma e indipendente nel panorama artistico del tempo: il successo economico non gli arrise – nel 1550, per procacciarsi denaro, fu costretto ad allestire una vendita all’asta di quarantasei dipinti- e negli ultimi anni della sua vita fu costretto a vendere i suoi oggetti e poi a entrare come oblato nella comunità religiosa della Santa Casa di Loreto. L’ultima notazione nel Libro di spese diverse risale al 1 settembre 1556. Morì probabilmente qualche mese dopo: in documento del 9 luglio 1557 risulta già deceduto.

Il secondo appuntamento è previsto per l’8 agosto con L’ULTIMA MADRE, testo liberamente ispirato al libro “Accabadora” di Michela Murgia, premio Campiello 2010. Lo spettacolo sceglie di affrontare una delle chiavi di lettura del libro, l’eutanasia, attraverso il tempo che è il vero protagonista che investe l’articolarsi delle scene e la dinamica dei personaggi che sono portati ad una sorta di azzeramento delle azioni.

Il terzo appuntamento è per il 22 agosto con VITE ESASPERATAMENTE POSSIBILI, una pièce teatrale che racconta come ogni vita è possibile. Ogni vita è esasperata. Ogni vita è un insieme di momenti. Un insieme di momenti è vita. Vite esasperatamente possibili raccoglie, incornicia e amalgama questi momenti.

L’ultimo spettacolo ALTERAZIONI andrà in scena il 29 agosto. Dai capolavori di Schnitzler, Genet e Pinter: tre grandi autori a confronto sul tema della finzione teatrale. Occorre smontare il testo per cercare cosa c’è dentro la scrittura con la stessa curiosità con cui il bambino rompe il giocattolo per scoprire come è fatto. Il ri-montaggio comporta un’inevitabile alterazione Nel brano presentato viene messa a nudo la menzogna della scena attraverso un espediente: un rituale vede coinvolte due serve in un complicato scambio di ruoli che come in un gioco di specchi potrebbe andare avanti all’infinito. Si fa sempre più arduo distinguere la finzione dalla realtà.

Marta Ricci, attrice, regista ed operatrice teatrale autonoma, si forma nella scuola del Teatro Stabile delle Marche. Parallelamente studia con professionisti tra i quali K. Herrendorf, A. Punzo, Pippo Delbono, Michele Modesto Casarin… Ha collaborato con il Teatro del Trabattello con la regia di Paola Galassi (regista di Bisio, Sabina Guzzanti, Bertolino ecc). Trainer teatrale, svolge da anni attività didattica e si occupa di teatro scolastico e di teatro sociale delle diversità riscuotendo premi e riconoscimenti. Conduce laboratori teatrali con soggetti diversamente abili e collabora in progetti di animazione teatrale con associazioni, cooperative e con la Regione Marche. Prende parte a diverse produzioni tra cui: BACCANTI (Terra di Teatri), MACBETH e TITOLO DI CODA. Ha realizzato alcune sue produzioni: DULCAMARA (poesie di Pier Paolo Pasolini), MANICOMIO (monologo sulla madre di Sibilla Aleramo), QUI C’E’ SEMPRE LA NOTTE (da“Sgobbo” di Giosuè Calaciura), L’ALFABETO DELLA SHOAH, RACCOLTO AMARO (dall’autobiografia di Billie Holiday), MONOMANIA (cartelle cliniche dell’ex manicomio provinciale di Macerata), LE CILIEGIE SONO MATURE; ha curato la regia di diversi spettacoli tra cui CASI (da Daniil Charms), L’ULTIMA MADRE (dall’ “Accabadora” di Michela Murgia).

Inizio degli spettacoli ore 21:00 – Ingresso euro 12 – Informazioni e prenotazioni: 071-7570410

 
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