Sconfinati: Siria, donne, bambini, fronti e frontiere

Sabato 13 maggio alle ore 16.00 alla Rocca Roveresca di Senigallia saranno inaugurate tre rassegne fotografiche ideate dalla Scuola di Pace “Vincenzo Buccetti” nell’ambito del programma “Sconfinati: Siria, donne, bambini, fronti e frontiere“.

Sconfinati: Siria, donne, bambini, fronti e frontiereDal 13 al 21 maggio le sale del piano terra ospiteranno le serie fotografiche “Destinazione Europa” del fotografo Michele Alberto Sereni (Pesaro, 1958) e “Le conseguenze della guerra” del fotografo Enea Discepoli (Senigallia, 1951).
Dal 13 al 27 maggio, invece, nei giardini della Rocca sarà possibile visitare “Scappare la Guerra“, con immagini tratte dal reportage fotografico di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani.

“Scappare la guerra” nato dal viaggio compiuto nell’agosto 2015 sul confine greco-macedone, il reportage realizzato da Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli, pubblicato nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme), accompagna sulle strade della fuga di centinaia di migliaia di persone da guerre e povertà. Un reportage intenso ed emozionante: un cammino di sette giorni fatto con i migranti, lungo i binari tra Gevgelija, in Macedonia, e Idomeni, in Grecia.
Il libro si arricchisce dei testi della parlamentare europea Cécile Kyenge, del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, del ricercatore e saggista Michele Nardelli, studioso del Novecento, del regista Carlo Saletti e del giovane storico italo-siriano Ismail Fayad.

Protagonisti

Michele Alberto Sereni
Nel 1974 lavora come tecnico di stampa in camera oscura per lo sviluppo e la stampa del bianco e nero. Successivamente fa ricerca e sperimentazione nell’ambito della fotografia, lavori culminati nella collaborazione come fotografo di scena con la compagnia teatrale “Il Labirinto” di Pesaro, e con la realizzazione delle mostre: nel 1985 “Oltre la scena, prolungamenti dell’evento teatrale” al teatro Rossini, Pesaro, nel 1986 “Polifemi” nel teatro comunale di Novafeltria, nel 1987 “13 fotografie a casa Tabanelli” Riolo Terme, nel 1990 “Farfalle d’Italia” con il wwf palazzo ducale, Pesaro, la partecipazione nel 1991 alla mostra “Paesaggi” a cura di Andrea Del Guercio e Alessandro Pitrè al Convento dei servi di Maria, Monteciccardo, nel 1996 “Società Rutrale” nel Municio di Colbordolo, e recentemente, nel 2011 ha esposto al MACRO, Roma. Nel 1987 apre uno studio fotografico a Pesaro ed inizia a lavorare come fotografo a livello professionale, negli ambiti dell’industria e dell’editoria. Nel 1991 cura il coordinamento e la realizzazione del reportage fotografico per il PrixItalia della RAI svoltosi a Pesaro e Urbino. Nel 2004-2007 ha curato la catalogazione dei beni artistici dei musei civici di Pesaro, casa Rossini, Pesaro, Fondazione cassa di risparmio di Pesaro.

Enea Discepoli
Enea è un viaggiatore, il suo nome in qualche modo segna il suo destino. Nel 1967, a soli 16 anni, parte per la Grecia e vive nella comunità hippie di Matala. Negli anni a venire passa dal Marocco, in cui commercia tappeti, ad Amsterdam per la compravendita di tulipani, fino ad approdare in India nel ’70, luogo in cui ritornerà ogni anno fino al 2006. È qui, precisamente nella zona himalayana, che negli anni ’70 fonda, insieme all’orientalista Piero Morandi, laboratori di tessitura, tinture per i tessuti, manifattura di tappeti, conciatura delle pelli. Nel ’76 nel Ladakh scatta fotografie per il grande fotografo Mario Giacomelli. Suite fotografica commissionata e stampata da Giacomelli, scattata da Discepoli nell’occasione del primo incontro di tutte le etnie del Ladack, in questo luogo impervio a 4500 m, per la meditazione collettiva in presenza del Dalai Lama. Fotografie messe in luce a distanza di 30 anni da Katiuscia Biondi Giacomelli, curatrice della mostra “La terra dalla ombre lunghe”, nell’ambito degli eventi per il decennale della scomparsa di Giacomelli (Palazzo del Duca, Senigallia, 2011), promosso dal Comune di Senigallia e dal MUSINF.

Negli anni ’80-90 fa da guida in territori fuori dal circuito turistico a fotoreporter, naturalisti, ecologisti, artisti, nelle città sante per i peregrini o nelle zone di guerra dell’Afganistan, in cui nel 1990 accompagna il fotoreporter Giorgio Pegoli e nel ’79 Mino Damato; nei primi anni ’80 conduce Italo Bertolasi presso una setta di mistici Dervisci nel sud del Pakistan. Tornato in Occidente in maniera quasi stazionaria dopo la morte del padre, decide di dedicarsi, dopo l’Accademia di Belle Arti di Urbino, all’arte come forma di comunicazione e rivalsa sociale per i disabili.
Fonda lo Studio Zelig, da cui nascono importanti progetti come la creazione dell’emittente televisiva di strada Disco Volante (2003) atta a mostrare le barriere culturali e architettoniche che i disabili devono affrontare nella città, ricevendo il riconoscimento del Premio “Ilaria Alpi” nella sezione dedicata ai servizi delle Tv locali e regionali (2004). Il progetto “Teleschool” nel 2005 porta la telestreet e le sue attività nelle scuole, con l’attivazione di corsi di videogiornalismo. Enea conduce Radio DNA, la voce di chi sente le voci, il primo format radiofonico sul disagio psichico a Senigallia (2008 a oggi). “L’obiettivo è simile a quello di Disco Volante – spiega Discepoli – e cioè dare voce a chi non ce l’ha, far sentire questi giovani parte integrante della nostra società e superare le differenze attraverso gli strumenti della comunicazione”. Collabora con il MUSINF, Museo d’Arte moderna e dell’Informazione di Senigallia.

Nel 2013, ritorna in India con la macchina fotografica per un servizio reportagistico sul Maha Cumbh Mela, da cui nascono scatti sconvolgenti su una concezione del corpo e della vita dei Naga, gli uomini-idoli della religione indu, scatti che segnano per Discepoli il ritorno alla fotografia, dopo gli insegnamenti di Giacomelli per la creazione della serie in Ladakh, e dopo una fase di metabolizzazione di una trentina d’anni di lavoro socio-artistico con i disabili dello studio Zelig sul concetto di risorsa che può scaturire dalla diversità. Da questo lungo percorso sull’uomo, riemerge la passione per la fotografia, per Discepoli strumento di presa di coscienza sul reale.

Dal 2013 inizia ad impegnarsi nella fotografia realizzando molti reportage da paesi in Conflitto e non. Suo il servizio da Kyev/Ukrayna che pubblica l’Internazionale. Poi è la volta della Siria 2024 e il lavoro sui combattenti del Free Syrian Army e le numerose mostre da quella alla Biblioteca Antonelliana di Senigallia, Università di Urbino facoltà di Sociologia. Nel 2015 ritorna in Siria accompagnando il cineasta Ruben Lagattolla e insieme realizzano il documentario Young Syrian Lenses che verrà presentato da Tokyo, India e in più di 100 sale europee.
Molte le mostre personali e collettive, pubblicato il Ottobre 2016 il libro Editore Sena Nova.

Roberta Biagiarelli
Nata a Fano, è attrice, autrice, documentarista, progettista teatrale. Si forma alla scuola dell’esperienza di Laboratorio Teatro Settimo (TO), gruppo con il quale lavora dal 1988 al 2001, nel 2002 fonda la Compagnia Babelia & C. Da anni approfondisce la tecnica del racconto legato a vicende sociali ed umane del nostro tempo. Da questa tensione ed impegno, nascono spettacoli dedicati a grandi tragedie contemporanee come Reportage Chernobyl o A come Srebrenica, ma anche spettacoli più lievi come Incantadora o Il poema del monti naviganti, tratto dai racconti di Paolo Rumiz.
Nel 2005/2006 produce ed interpreta, in occasione del decennale di Srebrenica, Souvenir Srebrenica, un progetto di teatro documentario che è il naturale sviluppo di un’esperienza teatrale portata avanti negli anni da Roberta Biagiarelli e Luca Rosini. Un film inchiesta sul genocidio bosniaco, lo sterminio più sanguinoso nella storia dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, interamente girato a Srebrenica nel luglio del 2005.
Souvenir Srebrenica è entrato nella rosa dei cinque finalisti al Premio David di Donatello 2007, sezioni documentari. L’11 luglio 2007, in occasione delle celebrazioni del dodicesimo anniversario del genocidio, è stato proiettato al Parlamento Europeo di Strasburgo, alla presenza dell’autrice.
Roberta Biagiarelli, facendo tesoro della conoscenza e dell’esperienza maturata negli anni sul campo nell’area di Srebrenica, realizza nel 2011 il road-movie montanaro italobosniaco La TransuManza della Pace dalla Val Rendena a Srebrenica, racconto per immagini di una esperienza di solidarietà realizzata da Gianni Rigoni Stern, il documentario è prodotto dalla Provincia Autonoma di Trento. Nel 2011 2011 debutto del monologo teatrale Falluja testo di Francesco Niccolini, regia Sandro Fabiani, produzione Babelia & C.

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