Il marchigiano Mudimbi stasera aprirà il Festival di Sanremo 2018

Stasera il cantante marchigiano Mudimbi aprirà la 68ª edizione del Festival di Sanremo 2018 nella sezione giovani “Nuove Proposte” cantando il brano “Il Mago”, che è contenuta nel suo disco Michel. Mudimbi è il nome da rapper dell’ italo-congolese Michel Mudimbi, nato 31 anni fa a San Benedetto del Tronto e il suo rap sta spiccando il volo. Merito del suo modo di affrontare la musica e la vita, ottimismo e voglia di non prendersi mai troppo sul serio.

Sono passati 10 anni, anzi, 10 anni e qualche mese, da quando, Dio solo sa per quale motivo, decisero di assumermi nell’officina meccanica nella quale ho lavorato fino ad oggi. Non avevo esperienza, non avevo passione né interesse per la meccanica, avevo solo bisogno di una busta paga, perché ero diventato un parassita sulle spalle di mia madre. Mi ricordo esattamente quando mi presentai lì per la prima volta. E ricordo perfettamente quello che fece la persona con cui parlai. Sintetizzando? Disse: “Ok. Sei assunto. A tempo indeterminato.” Ho raccontato questa storia tante volte, ho specificato tutti i dettagli che non sto a specificare ora qui, ma nonostante questo né io né i miei vari interlocutori abbiamo mai capito perché quella persona decise di assumermi così, a scatola chiusa. Ma così è andata.
10 anni in cui, sono onesto, non ho mai davvero brillato per doti particolari, né per particolare impegno. Avrebbero potuto mandarmi a quel paese migliaia di volte, ma non l’hanno mai fatto. Anche qui, non ne ho mai capito il motivo.
Sono passati gli anni, ho iniziato a crescere, ho attraversato la mia fase da fancazzista, poi quella in cui si pensa solo a sesso, droga e rock’n’roll. Poi pian piano inizi a farti delle domande, a sentire il bisogno di prenderti la responsabilità di quello che succede nella tua vita, di fare delle scelte, di fare le tue scelte, di essere l’artefice del tuo destino, e nonostante tutti quei brutti peli che chiamano barba che ti ricoprono la faccia dimostrino che non sei più un bambino, ti ritrovi a farti la stessa domanda che da bambino ti facevano tutti: “Michel, che cosa vuoi fare da grande?“
Dopo 10 anni le persone con cui lavori diventano una famiglia, che lo si voglia o no, nel bene e nel male. Sono le persone con cui passi più tempo durante il giorno, e quindi nella vita. Nel mio caso, è in grande parte grazie a loro, se ho potuto fare quello che ho fatto. Tutti i soldi spesi per i video che avete visto, per tutte le canzoni registrate, tutto il tempo sottratto al lavoro per poter creare la mia “cosa”, per poter fare trasferte e per poterle pagare tutte queste trasferte, è stato sempre e solo tutto grazie loro. Mai una volta hanno detto no. Mai una.
Per questo credo che sia normale dopo 10 anni avere le lacrime agli occhi mentre scrivo questo post, proprio come le avevo qualche settimana fa quando, alla stessa persona che quel giorno decise di assumermi, ho detto: “Io mi licenzio.“
Quest’ultimo mese della mia vita è stato il più intenso della mia vita. Ho preso decisioni, ho lasciato persone, ho cambiato casa. Ho trovato il coraggio che non avevo trovato finora o forse, come mi piace credere, e come in realtà credo veramente, non ero pronto prima di adesso. Non avrei potuto farlo prima di adesso. Non in questo modo.
Dobbiamo fare ciò che ci rende felici. Dobbiamo fare quello che ci appaga. Dobbiamo fare quello per cui siamo stati messi al mondo, e solo noi possiamo sapere cos’è. Cos’è che è in grado di farci stare svegli fino a tardi o svegliarci prima del sole. Cos’è che ci fa sentire vivi. Cos’è che ci va svegliare determinati ed andare a letto soddisfatti. Cos’è che ci fa sentire veramente noi.
Io ho le miei idee. Ho le mie sensazione. Ed ho la mia forza di volontà. E non c’è partita al mondo che non si possa vincere con queste carte.
Come ho detto quel giorno a quella persona giustificando il mio licenziamento, che a tutti gli effetti è avvenuto oggi, poco più di un’ora fa:
“Lo faccio solo perché tra altri 10 anni, preferisco potermi guardare allo specchio e dirmi ’Non ce l’hai fatta perché c’hai provato, ma hai fallito” piuttosto che ’Non ce l’hai fatta perché non hai mai avuto il coraggio di provarci veramente’”.

Michel

Share this post

scroll to top