Le Parole della Montagna Festival 2018 a Smerillo

Le Parole della Montagna Festival 2018 a SmerilloC’è un piccolissimo Borgo medievale, proprio sotto i Monti Sibillini, in provincia di Fermo, dove vivono solo 50 anime e dove non c’è proprio nulla, fuorché i luoghi stessi, gli odori, i panorami sconfinati, i colori ed un Festival, Le Parole della Montagna, con il suo programma poliedrico e molto ricco, un appuntamento estivo da non perdere.

Come ha detto lo scrittore e paesologo, Franco Arminio: “Smerillo è un luogo pulito, un luogo senza aggiunte e mescolamenti. Come un albero, come un fiore. Dove c’è poco in genere c’è molto. Le cose ti arrivano distinte, ti attraversano senza oltraggiarti e le attraversi con un filo di clemenza. La stramba pestilenza che affligge le pianure urbane forse lassù non è arrivata. Non c’è da intrecciare affari a Smerillo. Non si compra e non si vende niente. In fondo ci sono due sole attività possibili: parlare, guardare. Un paese per gli occhi e per la lingua”.

In questo contesto di straordinaria bellezza ed essenzialità, Smerillo diventa ambientazione ideale per un incontro annuale che offre la possibilità di riconnettersi con il proprio Io più profondo.
Infatti, partendo dal concetto di sacralità della montagna, il festival propone riflessioni sull’Uomo nel suo cammino interiore.

Sarà per la sua verticalità e l’altezza vertiginosa, la sua vicinanza al cielo e la sua inaccessibilità, ma la montagna, fin dalle più antiche culture, è dimora degli dei, luogo di unione fra il cielo e la terra, via per la quale l’uomo può elevarsi alla divinità e la divinità rivelarsi all’uomo (si pensi, al Monte Sinai, all’Oreb, al Kailash, all’Olimpo e così via). In quanto luogo di incontro con il divino, la montagna diviene, così, simbolo di stati interiori trascendenti, dove si consuma un processo di superamento della condizione umana, che permette il ricongiungimento con il nostro centro, con il divino che è in noi.

L’ascensione alla vetta assume, così, un nuovo significato che va ben oltre il concetto di conquista, intesa come impossessamento. Con questa filosofia, il festival vuole essere luogo dell’alterità, occasione feconda per un dialogo con sé e con l’altro o Altro con la maiuscola.

L’intero programma ruota tutto intorno ad una parola suggerita appunto dalla montagna, che quest’anno è “radici”. Siamo fragili, è vero, ma siamo anche forti grazie alle nostre radici, che ci legano al territorio, alle nostre tradizioni e costituiscono un bagaglio essenziale della nostra identità.

L’immagine metaforica delle radici è molto forte; le radici sono immerse nel profondo della terra e sorreggono e nutrono l’intero albero. La metafora ci restituisce l’idea di una forza che scaturisce dalla natura stessa dell’organismo vivente, dalla sua parte più profonda (ma anche la più buia), dal suo fondamento.

Adattata all’Uomo, questa metafora conduce alla ricerca delle tradizioni e dell’identità e del modo in cui le une influiscano sull’altra.

Il Festival vuole sprofondare proprio nelle accezioni metaforiche più varie della parola radici, avendo sempre bene in mente l’Uomo, con l’obiettivo di lasciare interrogativi scomodi che chiedono una risposta.

Domenica 15 luglio si inizierà con un’escursione, organizzata del CAI di Amandola, sul Monte delle Rose, Monti Sibillini, per ammirare la fioritura di Castelluccio di Norcia e vivere un’esperienza personale di ascesa alla vetta.

Nelle serate del 16 e 17 luglio, al Giardino Tronelli di Montefalcone, con la collaborazione della Pro Loco, sarà la volta del migliore Cinema d’autore selezionato dal Trento Film Festival.

L’appuntamento con l’alpinismo è quest’anno affidato a Nasim Esqui, la climber iraniana che ha aperto nuove vie non solo nel suo Paese, ma anche in Armenia, Georgia, India e Turchia. Ma prima ha dovuto scalare la montagna più difficile, quella dei pregiudizi e delle imposizioni perché a Teheran la regola è che le donne devono indossare il velo (anche quando praticano sport), devono trovare un lavoro “normale”, sposarsi, fare figli, mentre Nasim arrampica senza velo e con lo smalto alle unghie.

Giovedì 19 luglio, dopo l’inaugurazione della mostra personale dell’artista Alessandro Giampaoli, curata da Cecilia Casadei, presso il MACS (Museo arte contemporanea di Smerillo), nel bosco di Smerillo al buio del Grande Faggio, ci sarà un soul reading con il dendrosofo Tiziano Fratus.

Venerdì 20 luglio si accoglierà il gruppo di camminatori che arriva a piedi al festival da Fiastra, attraverso tutti i territori feriti dal sisma, accompagnati da Franco Michieli, con l’organizzazione della Compagnia dei Cammini.

Con gli incontri tematici sulle radici, si cercherà con Massimo Morasso di comprendere se le radici dell’Uomo si aggrappano al territorio o alla cultura, per poi volare alto, verso le radici piantate nel cielo alla ricerca della trascendenza, con don Fabio Rosini. Alla ricerca della parte più oscura dell’Uomo, dove le radici incontrano la luce, ci condurrà lo psicoanalista Graziano Martignoni.

Sabato 21 luglio, dopo la presentazione del libro di Franco MichieliAndare per silenzi”, si andrà alle radici del futuro, per capire come poter affrontare le emergenze economiche, sociali ed ecologiche che ci riserva il futuro, con Vittorio Cogliati Dezza e Gianni Silvestrini.

Spesso la ricerca delle radici conduce alla ricerca della purezza e della razza: i genetisti Carlo Alberto Redi e Manuela Monti, ci spiegheranno se esiste davvero la razza.

Per lo spettacolo, ci aspettano due grandi appuntamenti; il venerdì con la taranta ed il saltarello di Ambrogio Sparagna ed il suo trio, alle radici della tradizione musicale italiana; il sabato con l’esilarante teatro di Pietro Massimo Macchini, che ha dichiarato guerra a chi tradisce la propria identità territoriale.

In un docu-film gli anziani di Smerillo e Montefalcone racconteranno le loro e le nostre radici e tradizioni.

Importante appuntamento, molto apprezzato, sono i laboratori, per chi vuole mettersi in gioco e diventare protagonista delle giornate del Festival: basterà scegliere fra lo yoga, l’orientamento senza mappe e la ricerca del nostro centro interiore. Per i bambini non mancherà l’appuntamento nel bosco con i racconti di Elena Belmontesi e le magie di Frate Mago.

Alla poesia, cui è dedicato sempre un grande spazio all’interno del programma del festival, quest’anno viene riservato un posto d’onore. A Smerillo, infatti, si riuniscono in un grande convegno una trentina di poeti, fra i quali alcuni dei più significativi oggi attivi in Italia, per riflettere insieme sul tema davvero “radicale” del rapporto fra la parola e lo spirito.

Chiuderà la kermesse, il tanto atteso appuntamento con Moni Ovadia, per una riflessione su radici, confini e diaspore.

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