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Philippe Daverio presenta il libro di Francesca Arcangeli – Pievebovigliana (MC) – 26 settembre 2009

evento letterario PieveboviglianaSabato 26 settembre 2009 alle ore 17.30 presso il Castello di Beldiletto di Pievebovigliana (MC), il Prof. Philippe Daverio presenta il libro di Francesca ArcangeliI dipinti murali a soggetto cortese nella signoria di Giulio Cesare da Varano”. Con la partecipazione del Prof. Pier Luigi Falaschi (Università degli Studi di Camerino). Coordina gli interventi Giancarlo Trapanese (vice caporedattore RAI Marche).

Alle ore 19.30 seguirà Concerto di musiche medievali e rinascimentali a cura del Coro Megalotti di Fiastra, diretto dal maestro Antenore Tecardi.

Alle ore 20.00 Buffet al castello, preparato dall’Istituto Alberghiero “Girolamo Varnelli” di Cingoli.

Sarà inoltre possibile, effettuare visite guidate al Castello, nei seguenti orario: 10.30;11.00;11.30;12.00;15.30;16.00;16.30;17.00

Prenotando ai seguenti recapiti telefonici: 0737.44126 – 0737.44026 – 340.8575697 (Sig.ra Ciuffoni).

Un affascinante viaggio nella storia e nell’arte

Con la pubblicazione di questo volume, dopo il libro di Paolo Pinti dedicato alle cicogne, o erri, si consolida l’impegno editoriale del Comune di Pievebovigliana per la valorizzazione del suo territorio e dei suoi monumenti. Tra i numerosi gioielli d’arte che esso conserva, la chiesa romanica di San Giusto a San Maroto, la chiesa e il convento di San Francesco a Pontelatrave, la cripta del secolo XI nella chiesa plebale di Santa Maria Assunta, solo per citare le opere più conosciute e visitate, un posto particolare spetta al castello di Beldiletto, fatto costruire da Giovanni da Varano alla fine del Trecento e trasformato in una sontuosa “villa” rinascimentale, nella seconda metà del secolo successivo, da Giulio Cesare, signore di Camerino.

La sua particolare collocazione nell’ambito del patrimonio storico ed artistico del territorio di Pievebovigliana non si deve soltanto all’importanza della sua originale struttura architettonica, o all’immenso valore dei cicli pittorici, a carattere profano, conservati in alcune sale, ma anche alle sue vicissitudini. Il castello di Beldiletto, infatti, nonostante sia uno dei monumenti più significativi del Camerinese, è anche quello che ha subito il maggior degrado, arrivando a condizioni conservative davvero precarie. Dopo secoli di abbandono e di usi non appropriati dei suoi ambienti (le stanze con i dipinti murali sono state utilizzate, per lungo tempo, come fienili), gli attuali proprietari del castello, in seguito all’evento sismico del 1997, hanno intrapreso un’importante opera di recupero e di valorizzazione. È proprio nel corso dei restauri iniziati nel 2002, che sono stati scoperti, in alcuni saloni, nuovi cicli di pitture profane e nuove decorazioni, composte da scudi araldici.

È dunque evidente il ruolo strategico che questo prezioso bene potrà avere nell’ambito delle politiche culturali e di promozione turistica del territorio di Pievebovigliana, ma anche dell’intera area montana del Camerinese, nel momento in cui sarà definitivamente recuperato ed utilizzato in maniera appropriata. L’impegno dell’amministrazione comunale, quindi, non può che dirigersi verso la valorizzazione e la salvaguardia del castello di Beldiletto, nel tentativo di far conoscere la sua bellezza e il suo fascino. È per questo motivo, che il Comune di Pievebovigliana, insieme ad altri enti, ha promosso la pubblicazione di questo volume di Francesca Arcangeli dedicato al maniero di Beldiletto e all’intero territorio dell’antico ducato di Camerino. L’autrice, infatti, analizza tutte le dimore dei da Varano che conservano dei cicli pittorici a carattere cavalleresco. Una lettura unitaria e complessiva di tutti i dipinti murali a soggetto cortese che, alla fine del Quattrocento, caratterizzano le ville e i palazzi della signoria di Giulio Cesare da Varano è, infatti, di fondamentale importanza. Non a caso, nel suo percorso espositivo, Francesca Arcangeli, più volte, confronta i sovrani raffigurati in un ciclo del castello di Beldiletto con i cavalieri o uomini d’arme che decorano alcune stanze del palazzo comunale di Esanatoglia, in origine importante dimora dei da Varano. Il risultato finale di questo libro si deve ad una difficile e complessa impresa editoriale, realizzata anche con il supporto e il contributo degli stessi proprietari dei castelli.

Il lavoro di Francesca Arcangeli, restauratrice originaria di Senigallia, che scaturisce dalla rielaborazione della sua tesi di laurea in beni culturali, discussa presso l’Università degli Studi di Bologna, si configura come un affascinante viaggio nella storia e nell’arte, dedicato alla tecnica della pittura a calce e su scialbo di calce, utilizzata nei dipinti murali presenti nei castelli dei da Varano. Francesca Arcangeli non ricostruisce soltanto la storia di queste strutture architettoniche e della pittura a calce, così come essa si configura nel corso dei secoli nelle diverse realtà europee, ma si sofferma anche sulle tecniche di restauro, sulle relative acquisizioni scientifiche e sugli esperimenti di recupero, inserendosi nel ricco e complesso dibattito che questi ultimi alimentano ogni qual volta ci si trova di fronte al ripristino di un’importante opera d’arte.

In riferimento ai dipinti murali a carattere profano del territorio di Camerino è stato indispensabile, in via preliminare, individuare i diversi contesti culturali, sociali ed ambientali all’interno dei quali, di volta in volta, è maturato il ricorso alla particolare tecnica pittorica dello scialbo di calce. Nello stesso tempo, l’autrice ha realizzato anche una prima ricognizione sugli apparati decorativi dei castelli medievali del Camerinese, ragionando intorno alle possibili attribuzioni (i numerosi dipinti di Beldiletto si devono certamente ad artisti di epoche diverse), soffermandosi sulle datazioni (le differenze stilistiche tra il ciclo cavalleresco di Beldiletto e quello di Esanatoglia potrebbero collocare quest’ultimo in una fase di realizzazione successiva al primo), e confrontando queste sequenze pittoriche con quelle presenti in altre dimore simili, diffuse in tutta Italia, in modo particolare nel settentrione. In tal senso, Francesca Arcangeli colma un’evidente lacuna storiografica. Mentre la pittura sacra della cosiddetta “scuola pittorica camerinese”, infatti, ha da sempre destato l’interesse degli storici dell’arte, i coevi brani di pittura profana, nonostante la loro notorietà, non hanno goduto della medesima attenzione.

In tale prospettiva, questo libro ha una sua piccola ambizione. Nonostante si soffermi, in modo particolare, sull’analisi tecnica delle opere pittoriche, descrivendo i materiali utilizzati, le caratteristiche delle pennellate e i criteri di stesura dei colori, il volume intende collocarsi, come un’ulteriore tappa conoscitiva, nell’ambito di quel percorso di studi inaugurato nel 2002 con la mostra sull’arte del Quattrocento a Camerino; mostra alla quale ha partecipato anche il Comune di Pievebovigliana con alcuni importanti “pezzi” del suo Museo civico “Raffaele Campelli”, come il San Sebastiano ligneo della fine del XV secolo e la piccola testa del Redentore, in terracotta, dell’ultimo decennio del Quattrocento. Non a caso, il lavoro di Francesca Arcangeli si conclude proprio con un confronto, giocato in riferimento ad alcune espressioni artistiche del territorio di Camerino, sulle diverse modalità d’utilizzo dello scialbo di calce nella pittura murale profana, nell’ambito della quale ha una mansione prettamente tecnica ed “edilizia”, e in quella sacra, dove lo scialbo di calce, invece, ha una funzione esclusivamente estetica, essendo applicato in piccole parti delle composizioni, soprattutto in quelle a carattere figurativo.

Il volume si apre con un saggio introduttivo di Augusto Ciuffetti, docente di storia economica presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona, nel quale si ricostruisce il contesto economico e politico di fine Quattrocento che consente a Camerino e al suo territorio di raggiungere una dimensione culturale di vaste proporzioni. Attraverso un approccio originale e lungo un percorso sempre più frequentato dagli storici economici, l’autore cerca di individuare tutte le relazioni che si possono stabilire tra lo sviluppo economico e quello artistico, confrontando e cercando di far dialogare gli studi e le ricerche dei rispettivi ambiti disciplinari.

Il libro di Francesca Arcangeli, dunque, alla quale il Comune di Pievebovigliana è particolarmente grato, si configura come una valida testimonianza della ricchezza artistica e culturale di un territorio spesso poco considerato, oppure ingiustamente qualificato marginale, ma che un numero sempre maggiore di turisti ha iniziato ad apprezzare ed amare. Sandro Luciani (Sindaco di Pievebovigliana)

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